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Maggio 2022

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Nell’estremo nord del Veneto sorge il Monte Piana lungo un confine immaginario presente fin dai tempi della serenissima che divideva la repubblica di Venezia dall’impero Austriaco. Oggi lo stesso confine è di carattere amministrativo e separa il Veneto dalla provincia autonoma di Bolzano. Proprio per questa sua caratteristica, tra i suoi massi, muschi e sporadici alberi, si è scritta parte della storia d’Italia. 

La storia che sto per raccontarvi parla di battaglie che si svolsero durante la grande guerra proprio sul pianoro del Monte Piana, unico punto di vantaggio italiano dal punto di vista militare rispetto agli austriaci. 

Il 24 maggio 1915 l’Austria-Ungheria dichiarò guerra all’Italia e così vennero inviati sul monte Piana e nelle sue valli 8 battaglioni di giovanissimi italiani pronti a difendere con la vita la patria.  

Sempre il  24 maggio alle ore 8:30 una scarica di mitragliatrice  proveniente dal vicino monte Rudo colpì l’esercito italiano impegnato a costruire la strada che da Misurina porta al monte Piana causando i primi caduti.

7 Giugno 1915: l’artiglieria austriaca iniziò a bersagliare l’esercito italiano verso le 4 del mattino. Era una notte buia e imperversava un temporale, con i favori dell’oscurità due gruppi d’assolto austriaci arrivarono nella conca occidentale e neutralizzarono velocemente le sentinelle italiane. In breve tempo si scatenò una tremenda battaglia. Gli scontri furono ancor più accaniti e cruenti nelle vicinanze della piramide Carducci, da lì gli austriaci riuscirono a penetrare le trincee italiane ma subirono un forte contrattacco. Date le forti perdite del fronte austriaco, per limitare i danni, ristabilirono il confine sul pianoro nord e dopo poche ore gli italiani ritornarono in possesso del pianoro sud. Dal giorno successivo sia italiani che austriaci iniziarono la costruzione di profonde trincee protette da filo spinato.

 I giovani combatterono in condizioni disumane: al freddo, al gelo, con poco da mangiare e con vestiti non adeguati. In inverno le condizioni precipitarono ed entrambi gli eserciti pensarono a rafforzare le proprie posizioni. 

Nei mesi a seguire ci furono parecchi scontri con ingenti perdite ma alla fine ben 2 anni di scontri portarono ad un nulla di fatto, i due eserciti si combatterono in un fazzoletto di terra senza ottenere la vittoria. La verità fu che valanghe, freddo e incidenti lungo i difficilissimi sentieri fecero più vittime dello scontro stesso. Sul monte Piana persero la vita più di 14000 soldati di entrambi gli schieramenti. 

Monte Piana Oggi

Per ricordare i tragici eventi di questo monte, tra il 1977 e il 1981 fu istituito lo storico museo all’aperto del Monte Piana, visitabile gratuitamente. Vennero risistemate le trincee grazie al lavoro del gruppo “amici delle Dolomiti”. Furono ricostruite anche le gallerie, i camminamenti e le scalinate dell’epoca. 

Al giorno d’oggi ripercorrere questi camminamenti è a dir poco emozionante, ripensare alle gesta dei giovani italiani che persero la vita tra quelle trincee è sconvolgente. 

Cosa vedere? La prima tappa che vi consiglio è quella di visitare la chiesetta che si trova sulla destra del rifugio Bosi raggiungibile salendo la scalinata. Davanti ad essa difficile non vedere il cannone che sovrastando l’area sembra voler ancora difendere la valle sottostante. 

Dal rifugio Bosi partono più sentieri, io ho percorso il 122 che permette di vedere e visitare numerose trincee fino a raggiungere la mitica piramide Carducci, costruita a ricordo della visita del poeta. da lì, proseguendo lungo il sentiero, si raggiungere la croce che sancisce l’arrivo in vetta. 

Camminando verso nord si arriva alla campana dell’amicizia posta sulla vecchia linea del fronte in occasione dell’anniversario della fine della guerra. 

Informazioni utili

Per informazioni su come raggiungere ilMonte Piana e le attività da fare in famiglia vi lascio il link: salita sul monte piana in motoslitta e sentieri per il Monte Piana 

Vi ho parlato degli importanti eventi di questo luogo su Storia del Monte Piana mentre continuando a leggere  scoprirete in dettaglio alcuni percorsi del monte piana in un interessante itinerario storico panoramico.

I sentieri, il percorso

Da Misurina, all’altezza dell’hotel Dolomiti Des Alpes girate a destra mantenendo il lago alla vostra destra per via Giude Alpine fino al parcheggio di fronte al Camping alla Baita, a pochi metri dal bar ristorante la Genzianella. Potete lasciare lì l’auto.

Precisamente di fronte al parcheggio, (ad ore 12) si trova una piccola baracca, nella stessa traiettoria ecco  il monte Piana con la sua caratteristica forma che ricorda un panettone; il percorso inizia propio da qui. 

Lasciandosi la romantica baracca alle spalle si procede per un tratto senza alcun dislivello lungo il quale vi consiglio di fermarvi per ammirare questa valle che – da quel punto di vista-  è ancor più spettacolare. 

Il percorso sale mediante stretti tornanti per circa 6 chilometri, con un dislivello di 565 metri si arriva direttamente a cospetto del rifugio Bosi. Dal 26 giugno al 31 Ottobre è  possibile raggiungere velocemente il rifugio con un servizio di Jeep/taxi (tel. 338 5282 447)  mentre in inverno è attivo un servizio di motoslitta con un’adrenalinica discesa in slittino (link). 

Lasciando il rifugio Bosi alla vostra destra si continua a salire per uno stretto tornante che porta direttamente sopra il rifugio. Proseguendo per  400 metri si arriva ad una piccola piramide di rocce che fu costruita dagli alpini in onore del mitico poeta Giosuè Carducci. Nel 1892 durante la sua permanenza in questa zona il poeta scrisse “Ode al Cadore” dove parlò della bellezza di questi luoghi e delle eroiche gesta di Calvi. Si dice che Giosuè Carducci volle salire fino alla cima del monte Piana, proprio lì dove passava il confine più settentrionale della Repubblica Veneta, dove oggi sorge la piramide.

Da questo punto potete seguire le indicazioni del sentiero storico che porta a scoprire le numerose trincee dai tracciati regolari e tortuosi, i pericolosi camminamenti che appaiono come disegnati tra le pareti rocciose dei vicini pendii costellati di gallerie scavate nella roccia da giovani che si combatterono furiosamente.

In quest’altopiano sono presenti svariati sentieri che si incrociano tra loro ma ovunque voi guardiate verrete rapiti dalla grande bellezza che vi circonda. L’inusuale forma di questo monte permette infatti di avere una vista che si apre a 360 in uno se non nel panorama più bello delle Dolomiti : le fotogratissime Tre Cime di Lavaredo, il maestoso gruppo del Sorapiss, il monte Cristallo  fino ai misteriosi Cadini di Misurina. 

Sul Monte Piana parecchi giovani hanno perso la vita per una guerra che ci sembra così lontana.  Oggi tra le buche delle bombe coperte di verdi prati le famiglie si siedono per un picnic e i giovani si baciano al sole. Si, le cose cambiano ma credo sia importante non dimenticare, per non ripete errori che spesso l’uomo commette innescando guerre che da sempre non portano mai a nulla. 

Sciare è senza alcun dubbio uno sport che fa entrare a contatto con la natura. Sciare è anche contemplare tutto ciò che ti circonda, emozionarsi lungo i pendii che offrono viste privilegiate su valli e montagne. E se di bei posti parliamo, continuate a leggere per scoprire le piste di Misurina e ciò che questa spettacolare zona veneta ha da offrire.

Dove si trova Misurina / come arrivare. 

Misurina è la frazione  del Comune di Auronzo con l’altitudine maggiore. Famosa, anzi, famosissima sia per il suo lago (uno tra i 3 laghi più belli del Veneto) che per le pagine di storia scritte durante la prima guerra mondiale sulla cima del Monte Piana (link). Misurina si trova a circa 24 chilometri da Auronzo di Cadore lungo la strada regionale SR48 ( 30 minuti in auto) direzione Cortina. Vi lascio anche il link per le indicazioni stradali di Google Maps.

Dove parcheggiare 

Vi consiglio di parcheggiare l’auto direttamente al parcheggio della Seggiovia Cold De Varda che si trova a Sud del lago di Misurina. Il parcheggio è gratuito e l’impianto di risalita si trova a pochi passi di distanza verso il lago. 

Le Piste e il rifugio Col de Varda

La seggiovia biposto risale rapidamente il pendio del Monte Agudo impiegando circa 10 minuti per raggiungere quota 2175 percorrendo 365mt di dislivello altimetrico. Qui vi potrete fermare ad ammirare uno stupendo panorama che spazia dalle Marmole al Sorapiss, dalla Marmolada alle Tofane, Al Cristallo fino alla Torre dei Scarperi di Sesto mentre alle spalle si trova il gruppo dei Cadini. 

Le piste sul Monte Agudo sono quattro e tutte molto divertenti.

La nera, la più difficile è la più veloce e tecnica, è nominata Pala ed è senza dubbio la più adrenalina delle 4. Scende direttamente alla sinistra del rifugio col de Varda ed è sconsigliata ai principianti … per ovvie ragioni. 

Il monte Agudo offre anche alcune piste con un livello di difficoltà ”rosso”: La col de Varda, la Mazzorana e la Sass. Non sono troppo impegnative ma molto dinamiche e panoramiche, ottime per passare una giornata all’aria aperta. 

Se il vostro intento è trascorrere un weekend o una settimana di vacanza con i vostri bambini ecco 5 cose da fare ad Auronzo/Misurina

Link alla mappa delle piste da sci di Misurina 

Tel.seggiovie: +39 0435 39013

Per imparare a sciare?

Il comprensorio di Misurina è un luogo perfetto per imparare a sciare ma per questo ci spostiamo a circa un chilometro dalla seggiovia col de Varda raggiungendo il campo scuola Loita. Qui è possibile prendere delle lezioni di sci in un ambiente naturalistico incontaminato e circondato dalla bellezza delle Dolomiti. L’impianto di risalita è di tipo Ski-lift, dalla stazione a valle situata a 1752 m sul livello del mare, arriva alla stazione a monte con un dislivello di 118 metri. 

La pista è molto semplice e adatta a muovere i primi passi verso l’apprendimento di questo sport.

Il campo scuola Loita è perfetto anche per lo sci di fondo con 2 piste tra cui scegliere.

Il percorso facile: un anello di 4 chilometri che si snoda tra panorami fiabeschi e il percorso difficile caratterizzato da numerosi sali e scendi. Per ulteriori informazioni: sci di fondo al comprensorio di Auronzo/Misurina: le più belle

In quest’articolo troverete il racconto di un’esperienza, un’avventura adatta a tutti, sia a grandi che piccini in un contesto da favola tra le innevate vette di un monte dove si è scritta parte della storia d’Italia. 

Dove si trova il Monte Piana e come raggiungerlo 

Il Monte Piana si trova in Veneto, precisamente nell’estremo nord della provincia di Belluno, a poca distanza da Auronzo di Cadore.  

Come arrivare

Da Auronzo procedete verso Nord lungo la SR48. Al bivio di Passo 3 Croci girate a destra imboccando la SP49 fino ad arrivare al bellissimo lago di Misurina, all’altezza dell’hotel Dolomiti Des Alpes girate a destra mantenendo il lago alla vostra destra per via Giude Alpine fino al parcheggio di fronte al Camping alla Baita, a pochi metri dal bar ristorante la Genzianella. Potete lasciare lì l’auto; il parcheggio è gratuito per chi decide di raggiungere il monte Piana, per chi utilizza le piste da fondo o il campo scuola sci.  Se – come me – volete facilitarvi la vita, inserite sul navigatore Google Maps “Parking place Piste Misurina, 32041 Auronzo di Cadore BL”. 

Il racconto dell’esperienza

Siamo arrivati al parcheggio Piste Misurina alle 9 circa, il sole splendeva facendo brillare la fresca distesa di neve davanti a noi dove gli sciatori di fondo erano già in attività. A pochi passi di distanza si trova la baracca nella quale è possibile prenotare la salita al monte in motoslitta, lì, dove sono accatastati gli slittini che poi serviranno per la discesa. 

Ogni motoslitta trasporta 2 persone sul sedile posteriore e altri 6 nella “carrozza di coda”: praticamente una grande e comoda slitta che viene trascinata dalla stessa motoslitta.

Comprati i biglietti abbiamo atteso circa 15 minuti fino al fatidico momento quando- come al supermercato- hanno chiamato il nostro numero precedentemente assegnato al pagamento e poi… tutti a boooordooo.

La potente motoslitta sale veloce dal pendio e in 3 minuti eccoci arrivati al primo tornante, siamo già ad una certa altitudine. Mentre effettuiamo la curva guardo il panorama sottostante e scruto la valle con un brivido. Un tornante, poi un altro, poi un altro ancora. Il cuore mi batte forte, la velocità mi emoziona e alla fine vorrei non arrivare più, è troppo divertente ma aimè, dopo 12 minuti eccoci davanti al rifugio Bosi. Scendiamo, ci consegnano lo slittino e ci informano del fatto che non c’è limite di tempo, possiamo fermarci sul pianoro per quanto vogliamo e quindi via all’esplorazione. 

Siamo andati a vedere il cannone che maestoso sembra scrutare l’orizzonte, la chiesetta e le numerose trincee dove i militari di un tempo, durante la prima guerra mondiale hanno passato freddi inverni. Per saperne di più: Monta Piana- la storia. 

Si sa, la montagna mette appetito e non c’è posto migliore del rifugio per provare alcuni piatti d’alta quota come la polenta, salsiccia e funghi o buonissimi affettati misti accompagnati da una fresca birra. 

E’ ora di ripartire, è ora di vivere la seconda parte dell’avventura. 

Inforchiamo la slitta e via, giù per il pendio. La prima parte del percorso di discesa è stata come un corso intensivo di slittino, dove – quasi istintivamente- abbiamo imparato a frenare ( con i piedi) e a governarlo spostando il peso da una parte all’altra ma sempre senza esagerare. 

Non sono più un giovanotto ma mentre scivolo verso valle sorrido ai panorami, alla sensazione di libertà che sto provando, alla fortuna di provare certe esperienze e questa in particolare. Ci fermiamo all’incirca a metà percorso, scattiamo qualche foto ricordo e poi via, sempre più veloci, sempre più sorridenti. 

In 30 minuti raggiungiamo il punto di partenza e riconsegniamo lo slittino. Ne è valsa la pena? Assolutamente si. È un’attività che consiglio anche alle famiglie, magari scendendo in due con i bambini seduti dietro.

I costi 

Il costo dell’esperienza è di 25€ a persona per salire fino al Rifugio Angelo Bosi che si trova sulla cima del monte. Il prezzo comprende anche il noleggio dello slittino per scendere o – se preferite- il ritorno in motoslitta. 

Curiosità 

Perché il monte Piana viene chiamato così? Durante la prima guerra mondiale, per una questione identificativa, i due pianori dove avvennero fasi salienti di cruente battaglie vennero chiamati rispettivamente “monte Piana” dove combattevano gli italiani e monte Piano dove si trovava il fronte austriaco.

Un’altra curiosità? Precisamente nella sommità del Monte Piana passa il confine immaginario che divide il Veneto dalla provincia autonoma di Bolzano. Lo stesso confine coincide con la frontiera datata 1753 che divideva la repubblica di Venezia con l’impero austriaco. 

Se come me siete amanti della natura, appassionati di montagna e di camminate, troverete utile quest’articolo nel quale vi parlo di un’escursione molto bella consigliata sia in estate che in inverno: Dal rifugio col De Varda al Rifugio città Carpi. 

Se deciderete di intraprendere il sentiero in inverno mi raccomando di verificare prima la situazione della neve.

Come raggiungere il sentiero

Ci troviamo a Misurina in provincia di Belluno, a poco meno di mezz’ora d’auto da Cortina d’Ampezzo e a 25 minuti da Auronzo. Il lago di Misurina, bellissimo in estate, durante i mesi più freddi dell’anno appare ghiacciato e coperto da un tappeto di soffice neve, luogo perfetto per una ciaspolata poco impegnativa. 

Consiglio di lasciare l’auto al parcheggio gratuito degli impianti di risalita situato a sud del lago. Da qui potete raggiungere il rifugio Col De Varda in 10 minuti con la seggiovia o iniziare la camminata caratterizzata da un dislivello aggiuntivo di 365 metri con circa 3 km aggiuntivi di itinerario( tutti in salita).

In entrambi i casi il punto di partenza del sentiero 120A è di fronte all’arrivo dell’impianto di risalita mentre sulla sinistra si trova il rifugio Col De Varda. Bellissimo il panorama che vi consiglio di ammirare dalla sua terrazza panoramica dove l’occhio spazia dalle Marmole al Sorapiss, dalla Marmolada alle Tofane, Al Cristallo fino alla Torre dei Scarperi di Sesto mentre alle spalle si trova il gruppo dei Cadini. 

Specifiche tecniche del sentiero

Lunghezza:  3,7 chilometri 

Dislivello totale:  160 metri

Difficoltà: semplice per tutti ( anche famiglie con i bimbi)

Punti di ristoro: rifugio città Carpi, rifugio Col de Varda

Sentiero per città Carpi 

In presenza di neve il sentiero 120A è sempre ben battuto ma nel caso di fresca nevicata o verso fine stagione – quando la neve risulta morbida – vi consiglio di indossare le ciaspole. 

Il sentiero inizia in discesa sulla parte sinistra della pista di sci alpino che raggiunge valle. Da subito verrete attorniati dalla bellezza dei picchi dei Cadini e di Col De Varda mentre dall’altra parte della valle d’Anisei si vede la lunghissima catena delle Marmole.

La prima parte del percorso si sviluppa tra boschi di larici fino ad arrivare ad un bivio dove svoltando a destra si raggiunge Malga Maraia  (ben indicata con segnaletica) ma per Città Carpi si prosegue dritto. 

Da qui il panorama si inizia ad aprire mentre verrete accompagnati da una distesa di pino mugo che copre quasi interamente il fianco della montagna. In circa 30 minuti raggiungerete uno tra i punti panoramici più belli del percorso, dove con una stretta curva a sinistra il sentiero segue la montagna. Vi consiglio di sedervi proprio lì  e ammirare  la vista davanti a voi sulla Marmolada e le 5 Torri. 

La discesa termina più o meno in un paio di chilometri e dopo un breve tratto pianeggiante il sentiero inizia a salire. Lungo il tratto finale dell’escursione alla vostra destra in fondo alla valle si trova la verde riserva naturale di Somadida che dall’alto appare come una fitta e misteriosa foresta apparentemente impenetrabile. 

Ultima leggera salita lungo Forcella Maraia ed ecco in lontananza incastonato tra i pendii il rifugio città Carpi, rifugio davvero molto fotogenico. Molto bella la vista dalla panchina sotto la croce, un altro ottimo punto di osservazione.

Curiosità: 

Il rifugio Citta di Carpi  prende il nome del Club Alpino della sezione Carpi, omaggiando il reparto per il loro venticinquesimo anniversario di fondazione. Il rifugio è stato inaugurato nel 1970 ed è stato dedicato alla memoria del capitano Manfredo Tarabini. 

Da forcella Maraia prosegue il sentiero 121 che attraversa Val D’Onge fino ad arrivare a Cason de la Cosera. 

Letture suggerite

Altri rifugi in zona? Alcuni tra i rifugi più belli e interessanti del Veneto 

Un altro bel sentiero da percorrere? Sentiero per rifugio Fonda Savio 

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